Attesissimo ai Giardini d’Estate il 24 agosto Ascanio Celestini con il suo nuovo lavoro teatrale Che fine hanno fatto gli Indiani Pueblo?
Imponenti masse d’acqua, spostandosi sulla superficie del mare, provocano onde sismiche che vanno a incrociarsi con i movimenti delle profondità marine. Questo incontro scatena un fenomeno straordinario: un suono planetario senza fine che è facile ascoltare se stai dalle parti delle fasce di Van Allen, a 20mila chilometri dalla superficie terrestre; così come lo sentono gli indiani Pueblo che scendono dalle finestre delle loro case. Battono i piedi sulla terra e arrivano i nonni, così chiamano le nuvole. E comincia a piovere. E l’acqua gira tra il cielo e la terra facendola vibrare come una gigantesca campana che corre nello spazio a 100mila chilometri all’ora.
«Questa è la storia di un giorno di pioggia. Questa è la storia di una barbona che non chiede l’elemosina e di uno zingaro di otto anni, della barista che guadagna con le slot machine e di un facchino africano, ma anche di un vecchio che chiamano Giobbe. Questa è la storia del Cinese, di una madre che fa la zuppa liofilizzata, e di un paio di padri che non conosco il nome. Questa è la storia di una giovane donna che fa la cassiera al supermercato e delle persone che incontra».
Celestini, in questo suo lavoro teatrale, ritorna sui temi della marginalità, riaccendendo di nuovo le luci su quei frammenti di esistenza urbana dimenticati, brandelli di umanità che trovano un’originale composizione nella sua narrazione
Che fine hanno fatto gli Indiani Pueblo? è una visione di scenari affascinanti. Ma viaggiando si risponde anche a una provocazione irresistibile, come ci si aspetta da Ascanio Celestini.