Sulla rivista I Robinson di Repubblica, ripresa da Pagina Tre (Radio Tre) stamane, 1 aprile è apparso l’articolo intervista a Frank Westerman autore del libro “El negro e io” pubblicato nel 2009 da IPERBOREA. L’articolo parla di un reperto etnologico, “el negro” di origine coloniale, il corpo imbalsamato di un africano da lui visto esposto in un paesino della Spagna. Il libro racconta di come l’autore sia riuscito a scoprire l’identità di questo uomo e a dargli sepoltura. Scrive Westerman: “ El Negro rispecchia impietosamente lo sguardo dell’Europa sul resto del mondo: il modo in cui l’abbiamo guardato e lo guardiamo tradisce il nostro pensiero su razza e identità”.
Nell’articolo letto a Radio Tre Westerman punta il dito contro il Museo Anatomico di Modena dove sono esposte, così si legge anche sul sito del Museo cittadino, attualmente chiuso per restauro: “due preparazioni tassidermiche di un etiope di 28 anni (1831) e di una nubiana di 25 anni (1866)”.
Denuncia Westernam nell’articolo apparso su I Robinson: “Ma El Negro trovato in Spagna e “liberato” non è il solo caso di ”reperto umano” e trofeo coloniale che ancora si trova nei musei occidentali. Ho saputo che al Museo anatomico di Modena ci sono tutt’ora due persone nere “esposte in mostra”. Uno, etiope, era noto con il nome di Peter Lerpi, lavorava presso i duchi di Modena come musicista. Morì di polmonite a 28 anni, il 24 ottobre 1831. Il suo corpo imbalsamato fu messo in mostra all’epoca dal professor Domenico Alfonso Bignardi. Lo stesso museo conserva in una teca di vetro anche una donna nubiana, morta nel 1886, a 25 anni. In Rete c’è addirittura un video tour che li illustra. Per me che ho scritto El Negro, il fatto che due esseri umani siano ancora messi in mostra così è scioccante. Si tratta dell’eco di un razzismo scientifico ottocentesco che persiste ed è una vergogna che l’uomo nero, nel XXI secolo, sia ancora materia da esposizione”.
Propongo questa riflessione alla città.