Sabato 12 e domenica 13 per le Giornate Fai d’Autunno si va alla scoperta del Museo di Zoologia e dell’Osservatorio Geofisico di Modena e ad altri luoghi interessanti a Mirandola, Concordia e Montese

In Incontri

Le Giornate FAI d’Autunno compiono otto anni e sono più vitali che mai. Sono giovani perché animate e promosse proprio dai Gruppi FAI Giovani, che anche per quest’edizione hanno individuato itinerari tematici e aperture speciali che permetteranno di scoprire luoghi insoliti e straordinari in tutto il Paese. Un weekend unico, irrepetibile, che sabato 12 e domenica 13 ottobre  toccherà tra le 260 città, anche Modena. In questi due giorni la Delegazione Fai di Modena, il Gruppo Fai Bassa Modenese, il Gruppo FAI dell’Appennino Modenese, in stretta collaborazione con il Gruppo Fai Giovani Modena, propongono un denso programma di aperture speciali.

In città il Museo di Zoologia e l’Osservatorio Geofisico, facenti parte del Polo Museale dell’Università di Modena e Reggio Emilia; a Concordia sulla Secchia sarà possibile visitare l’ampliamento del Cimitero degli Architetti Cesare Leonardi e Franca Stagi, mentre a Mirandola si entrerà a Palazzo Magnanini, da poco restaurato dopo i lavori per il ripristino dei forti danni causati dal sisma del maggio 2012; infine a Semelano di Montese saranno organizzate visite guidate all’antica Pieve.

A Modena è stato organizzato un percorso di visita incentrato sul Polo Museale dell’Università di Modena e Reggio Emilia. I visitatori potranno accedere al Museo di Zoologia, ospitato all’interno del Palazzo Universitario, uno degli edifici settecenteschi più rilevanti della città. Il percorso consentirà di dare un volto, attraverso i busti che vi sono collocati da quasi un secolo, a medici illustri come B. Ramazzini o A. Scarpa, a storici come L. A. Muratori, a scienziati come G. B. Amici per poi passare alla Galleria dei Rettori che dalla metà dell’Ottocento hanno governato l’Ateneo. All’ultimo piano si collocano invece le sette sale dell’ottocentesco Museo, caratterizzate dalla presenza di tantissimi esemplari di animali appartenenti all’avifauna ma anche  mammiferi provenienti da diverse aree geografiche, tra cui uno scheletro di delfino cui si aggiungono un grosso squalo bianco ottocentesco, catturato a Genova, un ippopotamo e un rarissimo rinoceronte nero della Somalia. Nell’ultima e ottava sala sarà possibile osser-vare le collezioni uniche al mondo del Museo del Medicina Tropicale “G. Franchini” realizzato nella prima metà del Novecento.

La seconda apertura proposta in città è l’Osservatorio Geofisico, a cura del Gruppo FAI Giovani Modena, luogo di notevole pregio sia dal punto di vista architettonico, sia per i numerosi beni storici in esso contenuti, rimasto a lungo chiuso al pubblico per le numerose vicissitudini che ne hanno pregiudica-to la sicurezza, ovvero incendi e terremoti. La ristrutturazione, completata nel febbraio 2019, ha permesso la riapertura al pubblico di questa prestigiosa istituzione, poco nota anche alla stessa comunità modenese. All’interno la storia della città di Modena si intreccia a quella dell’Osservatorio. Curiose sono le osservazioni manoscritte dal primo direttore, il Professor Bianchi, a proposito dei moti di Ciro Menotti. Notevoli gli strumenti costruiti dal Professor Domenico Ragona, il cui “evaporigrafo” in fotografia è stato presentato all’esposizione Universale di Londra.

Il Gruppo Fai Bassa Modenese, invita a scoprire a Mirandola Palazzo Magnanini, costruito nel 1883 dall’omonima famiglia di facoltosi possidenti ter-rieri. L’edificio si colloca sull’asse visivo del Duomo, anche se il prospetto principale con loggia, timpano e finte architetture dipinte, si rivolge verso i nuovi viali collocati sul perimetro delle demolite mura cittadine. Tra il palazzo e il viale venne impiantato un vasto parco oggi purtroppo in buona parte edificato. Al 1883 risalgono anche le decorazioni interne, che interessano quasi tutti gli ambienti del palazzo. Sulla copertura a finto padiglione del vano scala riquadri con mascheroni, fiori, uccelli e grottesche delimitano un cielo intrec-ciato di canne derivato da repertori attribuibili al Becchi e alla sua bottega. Più ricca la decorazione del salone da ballo, movimentato dai vuoti delle finestre a balaustra e dal cornicione in stucco. Il Palazzo, ora di proprietà delle fami-glie Beri, Bruschi e Reggiani, ha subìto forti danni dovuti al sisma del 2012, ma dopo importanti lavori di recupero è nuovamente agibile.

A Concordia sulla Secchia visite guidate al Cimitero di Cesare Leonardi e Franca Stagi, emblematico della ricerca volta a concepire infrastrutture pubbliche a partire dalla presenza degli alberi. Si tratta dell’ampliamento del cimi-tero storico, caratterizzato da una costruzione a scacchiera nella quale bloc-chi destinati ai loculi si alternano a vuoti destinati agli alberi. Da una parte si instaura una relazione simbiotica con il cimitero monumentale ponendosi in continuità funzionale e riproducendo la sua sagoma quadrata, dall’altra si pone in relazione dialettica opponendo all’impostazione monumentale del cimitero storico un organismo anti monumentale, modulare e riproducibile. Una sorta di “paesaggio prefabbricato” che può idealmente estendersi nel tempo attraverso l’aggregazione di nuovi moduli. L’ampliamento di Concordia rappresenta il prototipo di un importante progetto rimasto su carta, quello presentato da Leonardi e Stagi nel concorso per l’ampliamento del cimitero di Modena vinto da Aldo Rossi.

Infine a Semelano di Montese, grazie ai volontari del Gruppo FAI dell’Appennino Modenese, sarà aperta la locale Pieve, già documentata nell’anno 969, uno dei più pregevoli esempi di architettura seicentesca dell’Appennino modenese, ricca di tele e di apparati decorativi a cura degli arcipreti della famiglia Erbolani che si succedettero per circa un secolo. Nel XVIII secolo l’intero complesso plebano, dotato di un vero e proprio giardino, venne cinto da mura che da un lato contribuirono ad esaltarne lo splendido isolamento da altri insediamenti, dall’altro ne favorirono l’integrazione con il bellissimo paesaggio naturale circostante. La pala d’altare, di scuola carrac-cesca, fu oggetto di un’interessante vicenda storica: prelevata dal duca di Modena, Ercole III nel 1786 e collocata in palazzo ducale per rimpinguare le collezioni estensi compromesse dalla drammatica cessione di Dresda, fu tra-fugata dai Francesi dopo il 1796. Negli anni ’80 uno studioso locale l’ha rintracciata nel Museo di Rennes.

 

Per tutte le informazioni riguardanti la modalità delle visite si consiglia di con-sultare il sito www.giornatefai.it

 

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